L'eccessiva ambizione dei propositi può essere rimproverabile in molti campi d'attività, non in letteratura. La letteratura vive solo se si pone degli obbiettivi smisurati, anche al di là d'ogni possibilità di realizzazione."- Italo Calvino - Lezioni Americane

venerdì 18 novembre 2011

Recensione sul Profeta di Gibran


Posto qui una vecchia recensione di questo libro molto sopravalutato a mio parere. E ne approfitto per invitarvi a scrivervi ad Anobii e a condividere qualche libro e recensione vostra con me :)


" "Ho finito di leggere il libro qualche ora fa e l’ho trovato, in tutta onestà, molto deludente…
Il profeta di Kahlil Gibran è in realtà un “Io penso che…” dallo stile poetico e metaforico che pecca terribilmente nei contenuti ed anche nella scrittura che non mi ha dato nessuna emozione.
Non offre spunti di pensiero ma “verità”, il profeta di Kahlil Gibran sa già quasi tutto ed anche se a più riprese cerca di valorizzare chi lo sta ascoltando (la folla cioè le persone, i lettori) egli dice che tornerà poi da loro dopo il suo viaggio per rivelare loro nuove verità e ricordargli quelle passate.
E’ un profeta superiore, non sembra un profeta umano, non vi è in lui disperazione perché non vi è in lui visione cosi come invece accade per i profeti ritratti sempre in preda alla paura.
Non è un profeta ma un messia, e le sue parabole, come quelle dei testi sacri, non hanno sapore di vero e di vita.
Il profeta di Kahlil Gibran non ha un volto, non ha una vita, da dove gli vengono queste riflessioni? Parla d’amore ma ha mai amato? Potrebbe persino essere che sia arrivato a tutte queste conclusioni con dei procedimenti logici…
E’ un libro che vuole essere di filosofia ma che spesso diventa banale, che non tiene in conto del mondo.
Nessuno interrompe il profeta mentre parla, da solo parla, si critica e si risponde, non c’è scontro con la realtà ovvero tutto diventa una finzione.
Non è infatti un caso che il libro sia molto poetico, che uno stesso concetto venga ripetuto più volte in una stessa pagina con tante diverse metafore. Nulla è più finto della poesia.
Nella poesia il suono, l’apparenza, l’immagine superano il testo, le parole superano il testo e la frase stessa.
La poesia è una donna ben truccata a cui importa sembrare bella, piacere, anziché essere vista per quel che è, svelare i suoi intenti, gioca con le parole per suscitare in chi legge delle sensazioni ed un impressione.
Il suo scopo principale non è essere capita ma avere un effetto.
Certo può trasmettere valori ed idee ma non lo fa con la forza argomentativa, con l’esemplificazione, come il pavone che coi suoi colori ti lascia senza parole e tu dici: Bella questa poesia.
Non potresti dire nulla di più insignificante ma allo stesso tempo cos’altro puoi dire? Mi ha fatto piangere, mi ha dato i brividi, mi ha fatto emozionare: tutte sensazioni, emozioni, tutto insignificante poiché non condividibile, come si può condividere pienamente con l’altro una stessa esperienza sensoriale? Nemmeno il sesso lo permette.
Ora, è mia convinzione personale che proprio per questa sua natura “sensoriale” debba esserci molta poesia (cioè vita) nella letteratura per dare sia contenuti che emozioni al lettore.
In una letteratura fatta da scittori che vogliono dare ai loro lettori libri che non siano un “passatempo”.
Tuttavia in quest’opera mancano decisamente contenuti, è un po’ riduttivo incitare a “lasciarsi guidare dall’amore” e non giudicare in bene e male: basta guardarsi i Pokemon per ritrovare gli stessi concetti!
Manca l’incitare ad andare oltre il bene ed il male, manca la follia dell’amore e la sua crudezza, manca tanto, troppo, per un opera che vuole “insegnare”.
E la mancanza di contenuti rafforza l’impressione di finzione..
E cosa c’è di più triste di un libro di “saggezza”, che ha chiaramente l’intento di insegnare, di essere un libro di finzione, che sembra ingannarti?
Come posso io credere a qualcosa che so finto? "